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Puttanesca - Recensione su Kronic |
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Puttanesca Puttanesca di Alessandro Bonetti
Esperimenti sonori L’etichetta italiana Unbrucoblu continua nell’opera di riscoperta e rivalutazione di band statunitensi attive da lungo tempo e poco conosciute dalle nostre parti. Questa volta tocca ai Puttanesca, progetto laterale del chitarrista Joe Baiza (Saccarine Trust) formato circa dieci anni fa e che ha partorito il debutto solo lo scorso anno.
Il quartetto di Los Angeles ha intrapreso un percorso musicale che si snoda attraverso il blues, il jazz e il funk, producendo sforzi apprezzabili dal punto di vista della creatività e delle trame sonore. Ciò che rende maggiormente appetibile il tutto è la presenza sotto pelle di un’anima punk che in più occasioni (“Shiny red box” su tutte) è pronta a risalire in superficie e a graffiare, ben coadiuvata dalla voce profonda e versatile di Weba Garretson, altro pilastro dell’ensemble statunitense. Il disco scorre fluido nelle sue componenti, palesando in alcuni frangenti intuizioni apprezzabili. Nel complesso niente di male, nessuno scivolone e nessun eccesso: oggi come oggi non è roba da poco. |